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Trump e i suoi elettori

Trump e i suoi elettori

L’elezione del Presidente americano Trump è stato vissuto da tutto il mondo come una telenovela, piena di colpi di scena, sondaggi sul recupero dell’uno o sull’allungo dell’altro, del ruolo dei grandi elettori,  di presunte malattie o di dichiarazioni bizzarre. Ne abbiamo sentite di ogni.

Quel che è certo è che adesso Trump è il Presidente degli Stati Uniti D’America e a lui andranno oneri ed onori.

Nel corso di questa campagna elettorale c’è stato un forte desiderio di approfondire la psicologia degli elettori di Trump. Chi sono e del perché del loro voto. Noi, con questo articolo, vorremmo offrire un terzo punto di vista.

Le tesi sono molteplici, chi sostiene che questi sarebbero quelli capaci di incolpare tutti tranne se stessi sulle cause del decadimento sociale negli Stati Uniti dipingendoli come  non “responsabili” o chi sostiene che gli elettori bianchi hanno la sensazione che il sogno americano stia svicolando lentamente fuori dalla loro portata, e sono arrabbiati perché pensano che le minoranze etniche e gli immigrati abbiano saltato la fila. Un terzo punto di vista interessante, mostra, invece, come la politica sia diventata sempre di più una questione di identità personale, in particolare per gli abitanti rurali, che sentono un profondo senso di amarezza verso le élite e gli abitanti delle città; quasi tutti si sentono calpestati, non rispettati e credono che sia stato loro tolto con l’inganno quello che sentivano di meritarsi.

La maggior parte degli abitanti delle zone rurali hanno sostenuto la battaglia dei Tea Party per ridurre i poteri del governo non perché credeva nelle virtù di un minore interventismo statale, ma perché non aveva fiducia nel fatto che il governo aiutasse «le persone come loro». Il sostegno a un minor ruolo del governo da parte di chi ha un reddito basso viene spesso deriso e bollato come l’opinione di persone che si sono fatte ingannare. Le loro opinioni sono radicate nell’identità, nei valori e nelle percezioni economiche: e questi fattori sono tutti intrecciati tra loro».

Questo fenomeno viene definito “coscienza rurale”. Da precisare che gli elettori delle zone rurali, ovviamente, non corrispondono in pieno agli elettori di Trump, ma rappresentano un importante modo di pensare alla politica nell’epoca di Trump.

In molti hanno sottolineato come la politica americana sia diventata sempre più tribale, mostrando come queste identità tribali plasmino la nostra prospettiva della realtà. Nei prossimi mesi non sarà sufficiente dire che gli elettori di Trump erano semplicemente arrabbiati, ma pensare come la loro rabbia presenti delle sfumature e per comprenderla dobbiamo capire come Trump abbia sfruttato la percezione che queste persone hanno di loro stessi.

1 Comment
  • Stefano Spinaci
    Pubblicato alle 23:48h, 28 Gennaio Rispondi

    Ottimo punto di vista … condivido in pieno la lettura data alla psicologia e alle motivazioni degli elettori di Trump. Lo stesso “fenomeno” di voto di rottura/protesta identitaria espresso nelle zone rurali per contrapporsi alle decisioni di potere molto spesso concepite nelle capitali … si e’ avuto in occasione dei referendum sulla Brexit ed in Catalogna… anche in occasione di queste due occasioni elettorali, il voto espresso nelle zone rurali, all’opposto di quello espresso nelle citta’, e’ stato propenso al cambiamento e alla protesta verso l’establishment

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